Tassisti o scassatutto

I tassisti forse non lo sanno ma hanno già perso metà della loro battaglia. Quando agli scioperi e alle proteste subentrano i petardi, i calci contro i colleghi accusati di crumiraggio, gli schiaffi tra napoletani intransigenti e romani attendisti, significa che sta prevalendo la rassegnazione alla sconfitta. E purtroppo nella sua versione cruenta. Che non è affatto quella dello sciopero selvaggio. Leggi Forum al Foglio tra l’utente abituale Adriano Sofri e i tassisti inferociti ma con argomenti - Leggi Tre dubbi di liberista doc sulle liberalizzazioni del prof. Monti di Carlo Stagnaro
7 AGO 20
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I tassisti forse non lo sanno ma hanno già perso metà della loro battaglia. Quando agli scioperi e alle proteste subentrano i petardi, i calci contro i colleghi accusati di crumiraggio, gli schiaffi tra napoletani intransigenti e romani attendisti, significa che sta prevalendo la rassegnazione alla sconfitta. E purtroppo nella sua versione cruenta. Che non è affatto quella dello sciopero selvaggio. Non ci era piaciuta, settimana scorsa, la lezioncina di galateo rifilata in pubblico da chi vedeva nell’esuberanza dei tassisti un atto di squadrismo stradale. Quasi che i conducenti dovessero sussurrare il loro scontento come i notai, più ricchi e miti, ma scontenti pure loro. Un tassista sciopera lucchettando il taxi, punto. E così facendo, sempre sul finire della scorsa settimana, la categoria era riuscita a ottenere una convocazione dal governo, vale a dire un incoraggiante (e altrimenti non contemplato) posto a sedere al negoziato sulle liberalizzazioni. Che cosa sia accaduto da lì a oggi non è ancora chiaro. C’erano, sì, avvisaglie di sospetti fra colleghi, qualche strepito contro quelli che imbarcavano utenti non previsti dal codice deontologico (anziani e malati salgono sempre e comunque). Niente che non si sia visto in passato fra metallurgici o collettivi studenteschi.

Ma oggi assistiamo a un salto di livello nello scontro che non prelude a nulla di sano. Per esperienza comune, a Roma si sa che quando arrivano i tassisti napoletani non c’è più spazio per la trattativa, si smette di rivendicare uno spazio per migliorare il provvedimento della discordia: solo botte e dimostrazioni incendiarie accompagnate dalla rassegnazione. Se le automobili degli scioperanti potessero parlare, direbbero di avere ascoltato frasi come queste: ormai è tardi, avremmo accettato qualche allargamento nella platea delle licenze chiedendo in cambio orari migliori; ma quando ci si riunisce con gli altri, da Napoli in su, significa che si farà la guerra; perderemo, questo è quasi sicuro, ma non prima di aver combinato un gran casino.

E’ brutto intestarsi il soliloquio immaginario di un lavoratore esulcerato, ma più brutto ancora è doverselo figurare così: due volte perdente. Sconfitto dalla rinuncia preventiva a giocarsela rispettando le regole, sconfitto dalla furia inconcludente di chi si appresta a firmare la capitolazione con un sasso in mano e urlando come uno scassatutto.